domenica 26 febbraio 2012

La legge è legge!

Diritto alla Privacy

Ai sensi del decreto legislativo 30/06/2003 n. 196 sulla tutela della privacy, vi è la garanzia che il trattamento dei dati personali del richiedente si realizzi nel pieno rispetto del Diritto e della dignità delle persone.
In particolare, la legge garantisce la riservatezza dei dati sensibili e dell'identità personale di ogni individuo da parte degli istituti finanziatori.
La normativa prevede, inoltre, che il cliente debba essere scrupolosamente informato sull'utilizzo che verrà fatto dei propri dati, e che questo venga sempre autorizzato dallo stesso cliente.

Diritto alla Trasparenza

La deliberazione del CICR (Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio) del 04/03/2003, regolamenta la trasparenza delle condizioni contrattuali e dei servizi bancari e finanziari.
Ciò presuppone che i clienti vengano informati su ogni punto del contratto e su eventuali successive variazioni, allo scopo di tutelare il mercato finanziario da rischi legali e di nomea. Inoltre, è fondamentale per concorrere lealmente con gli altri istituti finanziatori sulla base della giusta gestione del cliente.

Grazie al diritto sulla trasparenza il rapporto tra le controparti viene equilibrato. I principi di chiarezza e completezza delle informazioni regolano la libertà di scelta tra più possibili relazioni commerciali.

La norma definisce le condizioni del rapporto tra istituto finanziatore e cliente, di seguito sintetizzate in punti fondamentali:
  • è necessario pubblicizzare non solo il servizio offerto, ma anche le condizioni delle diverse iniziative;
  • diffondere un'informativa pre-contrattuale ed una contrattuale: informare il cliente in modo chiaro sulle condizioni economiche, sui rischi, sulle clausole sia prima della conclusione sia dopo la sottoscrizione del contratto;
  • abituarsi a comunicare con i risparmiatori in modo trasparente: a questo scopo, le banche e gli istituti di credito dovranno esporre nei loro locali aperti al pubblico un documento con le principali norme di trasparenza. Copie di tale documento dovranno essere disponibili anche su richiesta del cliente.

venerdì 24 febbraio 2012

Garanzie!

I prestiti garantiti

Solitamente l'erogazione di un prestito, a differenza di un mutuo, non è soggetto all'obbligo della presentazione di garanzie reali. Ma, per limitare al minimo il rischio di insolvenza, può essere che le banche (o gli istituti creditizi) richiedano specifiche garanzie personali, come:
  • la cambializzazione delle rate;
  • il permesso, contrattualizzato, a riscuotere parte dello stipendio del debitore in caso di mora;
  • la firma preliminare di una cambiale, che garantisca la copertura di una parte della somma erogata in caso di inadempimento;
  • la stipulazione di polizze assicurative;
  • la firma di un coobbligato;
  • la fideiussione, in questo caso il creditore richiede che una terza persona faccia da garante per il soggetto mutuatario. Cosicchè se il debitore non dovesse pagare le rate sarebbe il fideiussore a dover estinguere il debito.
Più è alta la somma chiesta in prestito maggiori saranno le probabilità che l'istituto creditore pretenda specifiche garanzie.
Non è, comunque, possibile stabilire delle procedure standard di richiesta garanzie da parte delle banche, poiché, in base al profilo di rischio (o Credit Scoring) di ciascun richiedente, ogni istituto finanziatore valuta caso per caso in che modo tutelarsi da eventuali rischi di inadempienza.

La fideiussione

Tra le garanzie più frequentemente richieste dall'istituto finanziario vi è la fideiussione.
Nel caso della fideiussione il creditore richiede che sia una terza persona a fare da garante per il soggetto richiedente. La stipula deve avvenire tra il creditore ed il fideiussore, solitamente un familiare del debitore che si assume le responsabilità nel caso di inadempimento, e deve essere scritta.
Se il debitore non dovesse pagare le rate previste sarebbe il fideiussore a dover estinguere il debito.

Inadempimento di una rata

L'interruzione del pagamento delle rate, previste dal piano rateale di rimborso, del prestito provoca l'inadenpienza verso il creditore, da cui possono derivare diverse conseguenze:
  • aumento degli interessi a causa dell'applicazione di un tasso di mora (sovrapprezzo da pagare nel caso in cui non vengano rispettate le scadenze di versamento delle rate);
  • iscrizione sui registri ufficiali come “cattivi pagatori”, o peggio come “protestati”.
In entrambi i casi, comunque, la propria affidabilità creditizia ne perderebbe in termini considerazione e, per questo motivo, si incontrerebbero maggiori difficoltà in futuro nell'ottenere un prestito.
Il mancato pagamento, anche di una sola rata, abilita l'istituto creditore a sciogliere il contratto, obbligando il richiedente al pagamento di tutte le spese, incluse quelle sostenute per recuperare l'ammontare della rata ed eventuali spese penali.

Estinzione anticipata

La legge prevede che i debitori possano estinguere anticipatamente, in qualsiasi momento, il prestito in atto, a patto che restituiscano la somma residua con una maggiorazione prefissata in fase di contratto. La normativa stabilisce che la maggiorazione non potrà, comunque, essere superiore all'1% del capitale residuo.
Questa maggiorazione è anche detta “penale di estinzione anticipata”, in quanto rappresenta il risarcimento all'istituto finanziatore per il mancato utile creato dagli interessi delle rate non ancora scadute.
Infatti, poiché le banche (o gli istituti di credito) erogano crediti ad interesse, è conveniente che la restituzione a rate del capitale prestato duri il più a lungo possibile nel tempo, cosicchè l'importo degli interessi aumenti accrescendo, di conseguenza, l'utile dell'istituto erogante.
Nel caso di un'estinzione anticipata, quindi, il debitore deve versare al creditore una penale come ricompensa della disponibilità finanziaria concessa e come indennizzo del mancato utile previsto.

Assicurazioni per prestiti

Per la loro natura, solitamente, di breve durata e di modesta portata rispetto ai mutui, i prestiti non sempre richiedono la sottoscrizione obbligatoria di assicurazioni.
In ogni caso, gli istituti eroganti possono esigere, come garanzia, la stipulazione di una o più polizze assicurative, come:
  • polizze vita;
  • polizze impiego.
Le polizze assicurative oltre a tutelare il creditore offrono vantaggi anche al debitore, che - in caso di morte prematura, di invalidità temporanea (o permanente), di perdita del lavoro - vede subentrare al proprio posto l'assicurazione, che si fa carico degli oneri previsti da contratto . In questo modo, il titolare e/o i suoi eredi saranno esonerati dall'obbligo di rimborso delle rate restanti.
Per questo motivo, anche se non vincolato, spesso è lo stesso richiedente a decidere spontaneamente di farsi carico dei costi assicurativi per tutelarsi da eventuali rischi.

Il protesto

Con il protesto, ogni mancato pagamento di una rata del prestito, da parte di un debitore, viene pubblicamente dichiarato.
Se la rata non viene estinta entro i tempi previsti, l'istituto creditore segnala il fatto ad un notaio o ad un ufficiale giudiziario, a cui spetta il compito di recarsi presso l'abitazione del debitore per comunicargli ufficialmente di adempiere all'obbligo di pagamento ed in caso di mancato incasso, o di mancata risposta, viene levato il protesto.
Dopo aver segnalato il protesto, il notaio (o l'ufficiale giudiziario), provvede all'iscrizione su registri ufficiali dei dati del debitore, che deve essere identificato attraverso nome, cognome, domicilio, luogo e data di nascita.
A scadenza periodica fissa il notaio deve consegnare questi registri (in formato cartaceo e digitale), recanti l'elenco dei protesti rilevati in quel periodo, al presidente della Camera di Commercio ed al presidente del Tribunale di riferimento. Entro dieci giorni dalla consegna dei registri la Camera di Commercio, con indicazione del Tribunale, provvede alla pubblicazione dell'elenco dei protestati.
La pubblicazione dei nominativi dei protestati è utile per la tutela di coloro che hanno, o avranno, rapporti economici con il soggetto inadempiente.
Nel caso in cui il protestato continuasse a non pagare, il creditore solitamente continua con le ingiunzioni fino al conseguente pignoramento dei beni del debitore.

Il pignoramento

Ai sensi dell'articolo 492 del Codice Civile, il pignoramento è una disposizione emessa, in caso di mancato pagamento, dal notaio (o dall'ufficiale giudiziario) al debitore, che viene obbligato a rinunciare ad ogni atto diretto ai fini di sottrarre i “beni garanti” del prestito erogato.
Il pignoramento, quindi, è un vincolo giudiziario su determinati beni. Questo rende inefficace qualsiasi atto da parte del debitore sui beni definiti “garanti” in fase di contratto.
Le modalità di pignoramento sono differenti in base alla tipologia di espropriazione forzata, definita a seconda dell'entità del prestito. Il pignoramento può essere:
  • mobiliare, nei confronti del debitore o di terzi;
  • immobiliare, nei confronti del debitore o di terzi;
In entrambi i casi il pignoramento può avvenire anche in presenza di beni indivisi, anche se non tutti i comproprietari sono in debito con il creditore. Nel caso dei beni indivisi, i comproprietari vengono avvisati dell'ingiunzione che vieta al debitore di dividere la sua parte del bene in comune, se non sotto la supervisione di un giudice.
La procedura di pignoramento non presume udienze preliminari
. In questo modo, il debitore ne viene a conoscenza nel momento in cui il notaio (o l'ufficiale giudiziario) si presenta presso la sua abitazione per procedere con l'espropriazione.
Se l'istituto finanziario dichiara, e prova, l'urgenza dell'estinzione del debito, è prevista l'immediata attuazione dell'ingiunzione [ai sensi dell'articolo 642 del c.c.]. In questo caso, la procedura prevede l'iscrizione del debitore ad un'ipoteca giudiziaria nei confronti di tutti i beni ad esso intestati, a prescindere dalla somma mancante all'estinzione del debito. Tale ipoteca rimane attiva fino al completo risarcimento dell'istituto finanziatore.
A differenza della segnalazione delle proprie generalità a banche dati , come la Centrale Rischi, che porta ad avere difficoltà nell'ottenere altri prestiti, l'ingiunzione di pagamento comporta il divieto della libertà di azione sui propri beni.

giovedì 23 febbraio 2012

Tassiamoci!

La fissazione delle rate di un prestito è piuttosto flessibile per rispondere al meglio alle esigenze del richiedente.
E' possibile optare per la soluzione di pagamento migliore tra quelle rese disponibili da ogni istitutio finanziatore.
E' importante sapere che, quando si richiede un prestito, il cliente paga - oltre alla quota prevista in ogni rata al fine di saldare il debito - una percentuale di interessi espressa con due termini:

  • TAN (Tasso Annuale Nominale), che rappresenta l'interesse da corrispondere annualmente all'istituto fianziatore. Gli interessi non si pagano una volta all'anno, bensì diluiti ad ogni rata.
  • TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), che rappresenta il calcolo degli interessi in maniera complessiva. Infatti, oltre agli interessi, comprende tutti i costi previsti per l'apertura di un prestito (ad esempio: assicurazioni, spese di apertura di una pratica, ecc.).
Il calcolo degli indici di interesse, TAN e TAEG, avviene in base all'anno di stipula del contratto. Il risultato del calcolo viene, poi, suddiviso in modo regolare sugli anni di rimborso previsti e conseguentemente sul piano rateale.
Solitamente
, i prestiti vengono stipulati ad un tasso d'interesse fisso, che il debitore restituisce secondo un piano rateale costante.

Tasso d'interesse

Il tasso d'interesse è la misura dell'interesse su un prestito che il richiedente deve restituire al creditore oltre alla resa della somma erogata. Rappresenta la remunerazione spettante al soggetto che si è reso disponibile al prestito di denaro. Effettivamente, può essere considerato come il “costo del denaro”.
Il tasso d'interesse è espresso in percentuale ed indica quanto, della somma prestata, debba essere versato come interesse al termine del periodo di restituzione previsto. Più è lunga la durata del prestito maggiore sarà il tasso d'interesse.

Tasso zero

Il prestito a tasso zero è un incentivo utilizzato da alcune banche, o istituti di credito, per offrire ai clienti un finanziamento senza interessi per tutta la durata del prestito o per un determinato periodo.
Solitamente, è associato ai finanziamenti finalizzati. Infatti, viene utilizzato dai rivenditori convenzionati, con alcuni istituti di credito, per promuovere le vendite attraverso prestiti più convenienti. Gli interessi vengono, in questi casi, pagati all'istituto finanziatore direttamente dal venditore.

Tasso di usura

Il tasso d'usura è definito, ogni tre mesi, dalla Banca d'Italia e dall'Ufficio Italiano dei Cambi (UIC).
Il codice penale definisce usuraio chiunque si faccia pagare (o promettere di dare) interessi o altri vantaggi usurai in cambio di un prestito di denaro (o di una prestazione di altra utilità).
E' la legge a stabilire il limite
(determinato trimestralmente dalla Banca d'Italia e dall'UIC – monitorato dal Ministero del Tesoro attraverso il TEGMTasso Effettivo Globale Medio) oltre al quale il tasso d'interesse viene considerato usuraio.
Per questo motivo è bene informarsi sul valore del TEGM in corso prima di sottoscrivere un contratto di prestito, solo in questo modo è possibile riconoscere chi presta denaro a tassi d'usura.

Tasso di mora

Il tasso di mora è il sovrapprezzo da pagare nel caso in cui non vengano rispettate le scadenze di versamento delle rate. L'interesse di mora viene calcolato tutti gli anni dal Governo, ma solitamente gli istituti di credito, in fase di stipulazione del contratto, fissano un interesse convenzionale (cioè un interesse di mora maggiorato rispetto a quello definito dallo Stato).

Atipico!

Gli studenti

In attuazione degli articoli 33 e 34 della Costituzione, la legge sul diritto agli studi universitari detta norme per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano l'uguaglianza dei cittadini nell'accesso all'istruzione superiore e, in particolare, per consentire ai capaci e, meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi.” [Legge n.390 1991 articolo 1 c.v.]
In funzione di questa legge sono stati istituiti i Prestiti d'onore per gli studenti universitari.
Il prestito d'onore è una forma atipica di finanziamento finalizzato, che prevede vantaggiose condizioni agevolate per gli universitari meritevoli in modeste condizioni economiche. Infatti, a questi soggetti non vengono richieste garanzie reali o personali di terzi, come la fideiussione.
La legge 390/1991 presume che gli enti pubblici e gli istituti finanziari assegnino i prestiti al fine della prosecuzione degli studi. La legge, inoltre, prevede che il beneficiario del prestito restituisca la somma ricevuta solo dopo il completamento degli studi, ma entro 5 anni dalla conclusione degli stessi.
Le regioni stesse fungono da garante e per questo motivo devono pagare gli interessi agli enti finanziatori, in modo che questi non pesino sulla situazione economica dello studente in difficoltà.
Per ottenere l'erogazione del prestito lo studente deve attivare un conto corrente nel quale viene aperto un credito, successivamente (al termine degli studi) il rapporto tra istituto finanziario ed il soggetto interessato si trasformerà in prestito personale.

I protestati

Per chi ha subito un protesto è davvero complicato chiedere un prestito.
Anche per chi ha un familiare stretto che ha subito un protesto, riuscire ad ottenere un prestito è davvero difficile.
L'istituto di credito può rifiutarsi di erogare un prestito anche a chi, pur non avendo subito direttamente un protesto, ha ritardato il pagamento di qualche rata di un precedente finanziamento. In questo caso, si è considerati “cattivi pagatori” e ciò viene registrato nelle banche dati, come la Centrale Rischi, da cui gli istituti finanziari e creditizi procurano i dati del richiedente per verificarne l'affidabilità.
Esistono diverse alternative sul mercato: banche, istituti di credito, istituti finanziari, per cui è possibile ricercare il servizio più elastico e maggiormente flessibile, ma in linea di massima, soprattutto negli ultimi mesi, i criteri di giudizio dei richiedenti si sono davvero ristretti: brevi ritardi, richieste di prestito non concesse, ecc., bastano per vedersi negata la possibilità di accedere alla somma desiderata.
Per ottenere un prestito il protestato, o il cattivo pagatore, può procedere in tre modi:
  • attivare un prestito dipendenti, o cessione del quinto dello stipendio. Questa modalità offre una garanzia al creditore, poiché le rate verranno pagate direttamente dall'azienda datrice di lavoro e non dal richiedente, che potrebbe, invece, non pagare le rate. Viene, quindi, meno la necessità di verificare (attraverso le banche dati) le condizioni economiche e finanziarie del soggetto debitore.
  • attivare un prestito delega. Anche in questo caso è l'azienda ad occuparsi del versamento puntuale della rata del finanziamento, prelevando i soldi necessari direttamente dalla busta paga del dipendente.
  • procedere con l'operazione di cancellazione dal registro dei protesti o dalle banche dati come “cattivi pagatori”. Per eliminare dal proprio curriculum finanziario tali nomine è necesario aver saldato tutti i precedenti debiti. Inoltre, nel caso specifico dei “protestati” sono previste delle tempistiche legali di riabilitazione: dopo aver pagato le rate protestate dovrà trascorrere minimo un anno.
Mentre nel caso dei “cattivi pagatori”, più saranno le rate pagate in ritardo oppure più la durata del ritardo sarà lunga, maggiore sarà il tempo che dovrà trascorrere tra la regolazione del debito e la cancellazione dai registri.

Gli extracomunitari

In Italia ormai da anni è concesso l'accesso ai prestiti anche agli extracomunitari. Per i richiedenti extracomunitari è necessario presentare la documentazione del permesso di soggiorno e, nella maggioranza dei casi, è indispensabile dimostrare di avere un lavoro a tempo indeterminato.
Il prestito personale è la forma di finanziamento più frequentemente utilizzata da parte degli extracomunitari, poiché è più facilmente accessibile e, una volta accettata la richiesta, ha una maggior velocità di erogazione rispetto al mutuo.
Alcuni istituti di credito oltre a pretendere garanzie di tipo lavorativo, spesso richiedono: un'età minima superiore di qualche anno alla maggiore età e la residenza in Italia da più di 12 mesi.
Ogni istituto di credito è libero di chiedere le garanzie che reputa più valide, per diminuire la rischiosità dell'erogazione della somma di denaro in prestito a cittadini extracomunitari.

mercoledì 22 febbraio 2012

Auto!

Il prestito auto è un finanziamento finalizzato in genere stipulato direttamente presso l'autorivenditore (o dealer, cioè commerciante) per acquistare un autoveicolo (nuovo o usato) a rate, con tasso d'interesse fisso e con un piano di ammortamento prestabilito e costante.
Di norma è lo stesso rivenditore che si occupa della compilazione dei moduli di richiesta di finanziamento, proponendo ai propri clienti differenti tipologie di contratto fino alla stipula di quello più consono alle esigenze manifestate.
E' il concessionario ad inviare la documentazione compilata e firmata all'istituto finanziario convenzionato, che procede alla verifica dei requisiti del richiedente. In caso di approvazione la cifra finanziata al richiedente viene direttamente versata al dealer.
In questo modo il cliente può acquistare l'auto pagandola ratealmente, in base al piano di ammortamento prescelto, all'ente finanziatore aggiungendo al rimborso del capitale chiesto in prestito gli interessi e le spese aggiuntive previste.
Soddisfando la propria clientela offrendole un buon servizio aggiuntivo, l'autorivenditore riesce anche ad ottenere una provvigione da parte dell'istituto finanziario convenzionato per l'acquisizione di ogni nuovo cliente.

Delega!

Anche il prestito delega, detto “delega di pagamento”, è un finanziamento non finalizzato dedicato ai lavoratori dipendenti.
Il prestito delega è stato creato per soddisfare l'esigenza dei clienti di avere più denaro a disposizione. E' particolarmente richiesto quando è già in atto un finanziamento sulla busta paga o quando si necessita di una somma particolarmente alta, infatti grazie a questo prodotto finanziario è possibile ottenere una cifra aggiuntiva a quella ottenuta con la “cessione del quinto dello stipendio”.
Prevede un addebito di rata superiore rispetto agli altri finanziamenti, solitamente è affiancato alla cessione del quinto dello stipendio e permette di giungere fino alla restituzione mensile dei due quinti dello stipendio netto del debitore all'istituto finanziatore.
La delega di pagamento è regolamentata dall'articolo 1296 e seguenti del Codice Civile, che concede al richiedente la possibilità di delegare all'azienda per la quale lavora il pagamento del debito. Quindi, come nel caso del prestito dipendenti (cessione del quinto), è la stessa azienda ad occuparsi del versamento puntuale della rata prelevando i soldi necessari direttamente dalla busta paga del dipendente.
Come anticipato la rata del prestito delega, se affiancata a quella del prestito dipendenti, non può superare i due quinti dello stipendio netto del richiedente.
A questo tipo di prestito vengono comunemente abbinate due polizze assicurative:

  • assicurazione di rischio vita: per tutelare familiari o parenti in caso di decesso;
  • assicurazione di richio impegno: per tutelarsi in caso di perdita dell'impiego.

martedì 21 febbraio 2012

Dipendente!

Anche il pestito dipendenti è considerato un finanziamento personale non finalizzato, quindi il richiedente, una volta ottenuto, può utilizzare il denaro liberamente e come meglio crede. In genere la somma ricevuta è da restituire con tasso d'interesse fisso a rate predefinite e costanti.
Il prestito dipendenti viene anche chiamato “cessione del quinto dello stipendio”. Inizialmente era rivolto ai soli lavoratori pubblici e statali [Legge n.180 1950 c.c.], ma con la finanziaria del 2005 anche i lavoratori dipendenti privati ed i pensionati possono usufruire del prodotto finanziario del prestito dipendenti [Legge n.180/1950 modificata ed integrata dalle leggi n. 311/2005 e n. 80/2005 c.c.].
Grazie alla formula “cessione del quinto” il lavoratore può stare tranquillo, in quanto il debito contratto viene pagato direttamente dal suo datore di lavoro che, dopo essersi assunto la responsabilità del pagamento, si preoccupa di effettuare i rimborsi con puntualità trattenendo la somma direttamente dalla busta paga del dipendente. E' facilmente intuibile che, come definito dallo stesso nome della legge, l'importo massimo della rata del piano di ammortamento non possa superare la quota di un quinto dello stipendio percepito dal debitore.
In generale, quindi, i destinatari del prestito dipendenti sono: i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, con contratto di formazione, di apprendistato, i pensionati ed i lavoratori autonomi (che abbaino almeno un bilancio dell'attività ed un modello Unico).
Il prodotto finanziario del prestito dipendenti offre maggiori garanzie all'istituto finanziatore, queste gli permettono di utilizzare criteri di valutazione più elastici nell'ammissione delle domande di richiesta. Cosicchè l'erogazione possa avvenire in tempi più brevi grazie alla sola garanzia della firma personale.
Solitamente, ai lavoratori a tempo indeterminato viene richiesta la dimostrazione di lavorare da almeno tre mesi con contratto fisso, in questo modo gli viene data la libertà di scegliere la durata del piano di rimborso. Mentre ai lavoratori a tempo determinato, l'istituto finanziatore potrebbe vincolare la durata dell'estinzione del debito fino al decorso del contratto di lavoro.

Personale!

Il prestito personale solitamente prevede l'erogazione di una somma di denaro da restituire secondo un piano di ammortamento costante a rate fisse.
Viene considerato un prestito “non finalizzato”, ovvero un'erogazione non evidentemente connessa all'acquisto di uno specifico bene. Al contrario di un mutuo immobiliare, il finanziamento è concluso solamente tra finanziatore e richiedente senza dover dichiarare il motivo dell'esigenza monetaria. Per questo motivo, dal momento in cui la richiesta viene accettata, il denaro è stanziato direttamente al consumatore richiedente e non al soggetto convenzionato (ad esempio: impresa edile nel caso dell'acquisto di una casa in costruzione), detto dealer che letteralmente significa commerciante. Proprio perché non finalizzato, questo tipo di prestito non prevede la sottoscrizione a contratto di un bene che possa garantire un'eventuale insolvenza, ciò rende il prodotto finanziario del prestito personale molto rischioso per l'istituto emettente. Per questol'azienda finanziatrice potrebbe comunque richiedere delle garanzie personali come la fideiussione.

lunedì 20 febbraio 2012

Da chi rivolgersi!

Quando si parla in generale di prestiti ci si riferisce sempre al prestito personale: il finanziamento di una somma di denaro, da parte di una banca o di un istituto specilizzato, ad un tasso d'interesse solitamente fisso, che il debitore deve restituire secondo un piano rateale costante.
Il prestito personale fa parte della categoria dei
finanziamenti non finalizzati, definiti come “credito al consumo”, poichè non direttamente riconducibili all'acquisto di un determinato bene o servizio.
A differenza dei mutui, quindi,
i prestiti non dispongono della garanzia di un bene immobile acquistato da parte del debitore che possa coprire un'eventuale insolvenza. Dato l'alto rischio per l'istituto creditore spesso vengono chieste delle garanzie personali come la firma di un fideiussore.
E' possibile definire il
prestito personale come un finanziamento senza obbligo di destinazione rivolto a quelle persone fisiche, che in necessità di liquidità vogliono richiedere del denaro agli istituti di credito senza dover dare spiegazioni sullo scopo dello stanziamento economico.
In linea di massima è possibile richiedere
un prestito da 1.500,00 euro a 30.000,00 euro. La durata del finanziamento varia da 1 anno ai 5 anni. E', inoltre, possibile decidere che l'addebito delle rate avvenga sul proprio conto corrente oppure attraverso il pagamento di bollettini postali indirizzati all'istituto finanziario.

Requisiti

I dati da presentare in fase di domanda del prestito solitamente sono:

  • dati anagrafici e personali;
  • profilo di credito;
  • Rapporto di Credito;
Vengono richiesti i dati anagrafici per avere delle informazioni generali sul richiedente ma soprattutto per verificare che l'età sia compresa tra i 18 ed i 70 anni, età massima a cui vengono concessi i prestiti.
I dati personali riguardano più che altro la professione del richiedente ed il suo reddito, che deve essere dimostrabile attraverso le ultime buste paga o i cedolini della pensione, il modello Unico, ecc.
Per provare di avere una buona posizione creditizia è necessario presentare il proprio profilo di credito, cioè quella documentazione riguardante la propria situazione finanziaria: protesti, fallimenti, capacità di rimborso, richiesta del credito in proporzione al reddito, ecc.
Infine, viene anche richiesto il Rapporto di Credito dato dalla Centrale Rischi. Si tratta di un rapporto standard che riepiloga tutte le informazioni relative ai debiti in corso, alla puntualità sui pagamenti delle rate e alle domande di credito presentate. La Centrale Rischi è l'organizzazione che stila tutti i rapporti di credito richiesti dagli istituti aderenti (banche, finanziarie, assicurazioni, ecc.) per permettere una valutazione reale sulla rischiosità del soggetto.
Oltre alla richiesta dei dati fondamentali, sopra elencati, esistono altri parametri di valutazione impiegati dai diversi istituti finanziari in modo differente: per questo motivo la stessa domanda di prestito può essere rifiutata da una struttura ed accettata da un'altra in base ai sistemi di valutazione adottati.

Valutazione delle richieste

La valutazione delle richieste da parte degli istituti finanziari viene effetuata in base a dei criteri di analisi interni: di solito, inizialmente è garantita una valutazione preliminare di tipo standard dei requisiti del richiedente attraverso l'uso di un calcolo di Credit Scoring (procedura automatica di valutazione delle richieste di prestito, fondata sull'analisi dei dati del soggetto richiedente e su calcoli statistici, il cui risultato è un indice quantitativo sintetico sull'affidabilità creditizia, detto Credit Score) e tramite la consultazione di alcune banche dati come quella della Centrale Rischi.
Ogni istituto, poi, valuterà in che misura intende assumersi la responsabilità del rischio e di conseguenza quanto stringere o allentare i propri parametri di accettazione.
Data la maggiore rischiosità di un prestito rispetto ad altri prodotti di credito, per somme di denaro consistenti (per i prestiti già 8.000,00 euro iniziano ad essere una bella somma) quasi tutti gli istituti richiedono delle garanzie, ad esempio: la richiesta di una fideiussione.
E' facilmente intuibile che l'accettazione delle richieste di prestito, specialmente nel caso di importi elevati, dipende dal livello di reddito del richiedente e dalle sue capacità di estinguere ogni rata del debito con puntualità. Per valutare l'idoneità del soggetto gli istituti calcolano il rapporto tra il reddito mensile e l'ammontare della somma da restituire ad ogni rata, che nel caso dei prestiti risulta essere quasi sempre a quota fissa.
L'affidabilità creditizia è, quindi, di fondamentale importanza per gli istituti finanziatori, che stimano il rischio connesso ad ogni richiesta di prestito analizzando accuratamente il Rapporto di Credito di ogni soggetto.

Il contratto

Il contratto di prestito prevede un accordo tra soggetti in cui si decide quanto l'istituto creditore dovrà dare in prestito ed a che condizioni il debitore dovrà restituire la somma conseguita.
Come per il mutuo, il contratto di prestito include la definizione dell'ammontare del tasso d'interesse da applicare alla somma erogata e la sua suddivisione per ogni rata, che nella maggior parte dei casi di prestito risulta essere fissa da contratto. In generale, negli ultimi anni, il tasso d'interesse legale è stato fissato al 5% ma ogni istituto finanziario dispone di un certo grado di flessibilità per potersi accordare (con vincolo di forma scritta) con il contraente ad un tasso più elevato, che però non deve superare il tasso limite legalmente determinato dal governo, in caso contrario l'istituto incorrerebbe nel reato d'usura [Legge 07/03/96 n. 108 articolo 644 c.p.].
La legge prevede l'obbligo di sottoscrivere un contratto scritto poiché nessuna somma di denaro può essere richiesta o addebitata se non sulla base di chiare condizioni contrattuali.
La legge, inoltre, stabilisce che ogni contratto di prestito debba obbligatoriamente includere la definizione di determinati elementi, come:
  • il tasso d'interesse applicato;
  • tutte le spese da affrontare, inclusa la definizione di tutti i tassi applicabili tra cui quello di mora;
  • l'ammontare del prestito;
  • le modalità di erogazione della somma richiesta;
  • il piano di ammortamento, compreso il numero, l'importo e la scadenza di ogni rata;
  • il Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG), con le condizioni per cui potrebbe essere modificato;
  • le garanzie richieste;
  • le spese assicurative non incluse nel TAEG.

mercoledì 15 febbraio 2012

Informiamoci!

Quando si parla in generale di prestiti ci si riferisce sempre al prestito personale: il finanziamento di una somma di denaro, da parte di una banca o di un istituto specilizzato, ad un tasso d'interesse solitamente fisso, che il debitore deve restituire secondo un piano rateale costante.
Il prestito personale fa parte della categoria dei finanziamenti non finalizzati, definiti come “credito al consumo”, poichè non direttamente riconducibili all'acquisto di un determinato bene o servizio.
A differenza dei mutui, quindi, i prestiti non dispongono della garanzia di un bene immobile acquistato da parte del debitore che possa coprire un'eventuale insolvenza. Dato l'alto rischio per l'istituto creditore spesso vengono chieste delle garanzie personali come la firma di un fideiussore.
E' possibile definire il prestito personale come un finanziamento senza obbligo di destinazione rivolto a quelle persone fisiche, che in necessità di liquidità vogliono richiedere del denaro agli istituti di credito senza dover dare spiegazioni sullo scopo dello stanziamento economico.
In linea di massima è possibile richiedere un prestito da 1.500,00 euro a 30.000,00 euro. La durata del finanziamento varia da 1 anno ai 5 anni. E', inoltre, possibile decidere che l'addebito delle rate avvenga sul proprio conto corrente oppure attraverso il pagamento di bollettini postali indirizzati all'istituto finanziario.